Focus Settore Giovanile, intervista a Manuel Montemurro

Il più grande dei tre figli del patron, ci spiega il ruolo di dirigente accompagnatore, il suo rapporto lavorativo con il padre e con i suoi fratelli
 di Antonio Ventola Twitter:   articolo letto 1238 volte
Focus Settore Giovanile, intervista a Manuel Montemurro

Il nostro viaggio all'interno del settore giovanile questa settimana ha incontrato per strada Manuel Montemurro, uno dei tre figli del patron della Fidelis che lavorano giornalmente all'interno del vivaio federiciano. Con il più grande dei fratelli abbiamo analizzato il suo ruolo, il rapporto padre-figlio e quello con Giuseppe e Dionisia in relazione ad un'esperienza che dura ormai da un biennio. 

Allora Manuel, partiamo da un bilancio generale di questi due anni all’interno del settore giovanile?

"Per me è un'esperienza totalmente nuova nella quale mi sono tuffato con grande entusiasmo quando mi è stata proposta lo scorso anno. In due anni abbiamo fatto un lavoro grandioso, partendo da pochi ragazzi tesserati Fidelis Andria, mentre ora possiamo vantarci delle rose con delle ottime qualità". 

Spiegaci un po’ qual è precisamente il ruolo di dirigente accompagnatore che tu ed i tuoi fratelli svolgete per ogni squadra nazionale. Tu in particolare, per esempio, ti interfacci con la Berretti…

"Esatto. Il dirigente accompagnatore in generale si occupa della squadra a livello organizzativo: comunicazioni di servizio, interazioni con la segreteria, organizzazione delle trasferte, compilazione della documentazione da consegnare all'arbitro. Ma ovviamente c’è anche di più, dato che si diventa presto una sorta di mentore per i ragazzi. Essendoci meno età di scarto rispetto magari ad un allenatore, i ragazzi instaurano un rapporto forte con te che va dal semplice passaggio in macchina alla richiesta di consigli sulla vita privata. Insomma, io sono in un certo senso il loro fratello maggiore e Cristoforo Porro, con il quale collaboro, potrebbe tranquillamente prendere le parti di un nonno". 

Che tipo di responsabilità comporta l'essere figlio del presidente e come si sviluppa il rapporto con i tuoi fratelli?

"Io, mio fratello e mia sorella siamo stati sempre molto uniti. Personalmente avevo già un rapporto lavorativo che durava da dieci anni con mio padre e quindi non è stata del tutto nuova la situazione venutasi a creare in questo biennio. Tra fratelli, invece, non ci si pesta mai i piedi, dato che ognuno ha le sue funzioni e nessuno vuol fare la prima donna. Riusciamo a scambiarci anche informazioni necessarie sulle formazioni che gestiamo, in modo tale, per esempio, da facilitare il passaggio di un ragazzo da una categoria all'altra. Siamo bravi a scindere i ruoli della nostra vita e quando c’è da lavorare ognuno fa il proprio al meglio possibile". 

Una delle peculiarità da sempre rimarcata nei confronti della vostra famiglia è quella di essere “forestieri” rispetto ad Andria, ma dopo due anni questa accezione è quasi svanita. Quanto vi sentite attaccati alla città?

"Per quel che personalmente ho potuto assaporare, posso dire di aver conosciuto tante persone che mi hanno fatto apprezzare un paese che prima non conoscevo. Stessa cosa penso riguardi anche i miei fratelli ed è indubbio quindi che sia nato un certo affetto nei confronti di Andria da parte di tutta la famiglia Montemurro".  

Infine, quali risvolti vedi nel futuro per il settore giovanile della Fidelis? 

"Al momento sono molto contento di come stiano andando le cose. Si può sempre migliorare, magari aggiungendo un mattone in più ogni anno per costruire qualcosa di forte e duraturo. Iniziando, per esempio, a dar più comodità allo staff con una struttura unica per gli allenamenti. È un nostro obiettivo e cercheremo di metterlo in atto il prima possibile. Infine, spero di veder esordire uno dei ragazzi della Berretti in prima squadra: se succederà sarà un enorme successo per tutti quanti".