Fidelis, obiettivi non raggiunti: un'annata in chiaroscuro

Andamento troppo discostante, seppur la squadra chiude il torneo avendo la seconda miglior difesa. Sotto la lente di ingradimento un mercato non all'altezza.
 di Nicola Massaro Twitter:   articolo letto 2318 volte
Foto di Pasquale Leonetti / TF
Foto di Pasquale Leonetti / TF

Ultima beffa di una stagione, quella 2016/2017, altamente mediocre e terminata senza il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Al culmine di un’annata altalenante la Fidelis Andria ha impattato al Via del Mare contro il Lecce, nel più classico dei derby. Il punto, tuttavia, non ha permesso al team federiciano di raggiungere i play-off che saranno disputati dal Catania. Gli etnei, difatti, seppur appaiati in graduatoria con gli azzurri, risultano avvantaggiati dalla classifica avulsa e, in particolare, dalla differenza reti. Inutile analizzare questi ultimi 90 minuti. La squadra, in ogni caso, ha mostrato le solite problematiche. Unica differenza la ritrovata compattezza in fase difensiva, mentre nulla è cambiato in quella offensiva

Dopo la mancata qualificazione ai play-off è tempo di bilanci. I due obiettivi prefissati, ovvero il miglioramento della 7ᵃ posizione dello scorso anno e la qualificazione agli spareggi, non sono stati raggiunti. Di conseguenza l’annata non può che essere giudicata negativa, seppur qualche sfaccettatura positiva ci sia. Parliamo del record dei 17 risultati utili di fila e dei numeri di una retroguardia che, nonostante nell’ultimo periodo avesse perso sicurezza e brillantezza, rimane al termine di questa stagione la 2ᵃ di tutto il girone C, dopo il Foggia (promossa in Serie B, ndr).

Analizzando più attentamente l’andamento della stagione si può notare come la squadra abbia avuto un inizio discostante, seguito dal periodo più florido in cui sono state comunque conquistate sole 6 vittorie e ben 11 pareggi. Un cambiamento di passo legato al passaggio dal 4-2-3-1/4-2-4 al 3-5-2, modulo più congeniale alle caratteristiche della rosa. Da sottolineare la bravura di mister Favarin nel risolvere la problematica e mettere da parte gli schemi di gioco normalmente da lui utilizzati nonostante la rivoluzione estiva della rosa fosse stata progettata proprio per assecondare le sue esigenze.

Nel girone di ritorno, poi, interrotto il record, la squadra ha avuto un’inflessione che ha poi portato fallimento nel raggiungimento degli obiettivi. Il calo è stato dovuto ai notevoli infortuni, in particolare quello di Piccinni, e allo stesso tempo alla mancanza di alternative proprio nella zona centrale del campo. La mediana che già presentava delle problematiche non essendoci in rosa un elemento di qualità e al contempo di quantità (un plauso va fatto a Piccinni a tal proposito che si è saputo adattare per sopperire a tale mancanza, ndr) è stata a gennaio ulteriormente indebolita con la cessione in prestito con diritto di riscatto di Matera al Benevento in Serie B. Il giovane calciatore si è trasferito in Campania nel momento migliore della sua stagione, visto che stava continuando a crescere. La società, tuttavia, avendo a disposizione il trequartista Mancino in rosa, capace di adattarsi anche a centrocampo, ha deciso di trattenerlo proprio per completare il reparto, già rimpolpato con l’inserimento del giovane Vasco che seppur dotato di qualità non ha saputo incidere. La soluzione non ha certamente ripagato. Sempre a gennaio è stato ceduto il portiere Poluzzi alla Spal e prelevato l’attaccante Croce. La mancanza del primo, sostituito da due giovani già presenti in rosa per decisione del club, si è inevitabilmente sentita. L'approdo del secondo, invece, non ha modificato gli equilibri di un attacco troppo sterile e sicuramente non aiutato dalla squadra.

Nei prossimi giorni si saprà di più sulle intenzioni del presidente Montemurro. Con ogni probabilità, comunque, il rapporto con il direttore sportivo Doronzo, spesso contestato dalla tifoseria, si interromperà. Il lavoro del dirigente, come dimostrano i risultati e raffrontandolo con gli obiettivi prefissati, non può essere giudicato positivamente. Ha costruito una rosa non adatta alla tipologia di calcio che predilige mister Favarin con cui i rapporti si sono pian piano incrinati. A gennaio, invece, non è riuscito a risolvere le problematiche inerenti la mediana, reparto che aveva bisogno, oltre all’attacco, di una revisione. A proposito dell’allenatore toscano potrebbe esser giunta al capolinea anche la sua esperienza in terra federiciana.